Questo smembrato mondo in parti tante
Da meriggio, aquilone, euro e ponente,
D'aure spirante e di calor vivente,
Di Natura e del Ciel figlio gigante,
Prosteso fu da Giove fulminante
Con diluvio di foco in giù cadente,
Ché sormontar volea non degnamente
L'eterne vie con temerarie piante.
Le sue polpe cangiarsi in polve estinte,
Le rigid'ossa in alpe, in rupe, in monte,
E le sue scheggie in isole distinte.
Di sì gran mole coscia e gamba gionte
Giacquer colà da doppio mar recinte,
De l'Istria a fianco, e de la Libia a fronte.