Tu, che di carità da l'ordin esci
E le fatiche altrui godi e rapisci,
Mentr'altri si lamenta, e tu gioisci,
E 'l mondo tutto vagabondo mesci.
Non dormi, astuto, e a male oprar t'appresci,
E trampe e lacci e tradimenti ordisci;
Ma tanto di trescar non la finisci
Che resti cibo ai cani ed esca ai pesci,
Quasi con occhi sanguinosi e mosci;
E mentre spogli altrui te stesso scusci,
E d'angonia di fellonia strangosci.
Covi de l'ova altrui cucolo i gusci,
Mentre di vita indegno ti conosci,
Sempre di morte vedi aperti gli usci.