Quei ch'eternò del pio Buglion l'imprese,
A cui Talia sì dolcemente arrise,
E in compagnia de' semidei l'assise,
Che così ben cantò, scrisse ed intese,
Ecco Fortuna rea gioco si prese
Del laureato eroe, e lo derise,
Mentre con reo malor da lui divise
Il senno, e al volgo favola lo rese.
Oh menti de' mortali egre e dogliose,
Da tenebre palpabili diffuse,
Chi fia ponga più speme in carmi o in prose,
Se Apollo il suo maggior campion deluse,
Se doppo imposte al crin lauree famose
Riser di lui le forsennate Muse?