Cedano i lauri del giardin parnasio
De' platani al gigante albero cesio,
Che di sua man piantò Zefiro etesio,
Appo il ruscel del fonticel pegasio.
Questi sparge odor mirreo e colocasio,
Degno del canto aonio e non tiresio,
De le cui frondi s'orna evio carchesio,
Ed è di sua dolce ombra Apollo amasio.
Qui stanno al rezzo col pastore anfrisio
Le vaghe ninfe de lo stuol mnemosio
De' cesî eroi ne l'orticello elisio;
Qui con le Grazie Amor siede a simposio;
E mentre odo imenei con canto odrisio
Del nettare di Giove io m'inambrosio.