Milla, perdona il fallo indegno: oh quanto
Del caso reo del bianco augel mi pento!
Io con lui cado al suol di vita spento:
Ei versa il sangue, ed io mi stillo in pianto.
Mordo il labro, ardo d'ira, e l'arco ho franto,
Fremo in ciel, tremo in giel, svenir mi sento,
A' tuoi gridi, a' tuoi stridi, al tuo lamento,
Sbatto il piè, svello il crine, e squarcio il manto.
Da la mia fionda ria colto ed estinto,
Non minor sento al cor doglia ed affronto
Di quel reo Filisteo di Terebinto.
Oggi mai dagli guai d'Amor consonto,
Di rossor, di disnor, d'error convinto,
Milla, se vuoi, qui di morir son pronto.