Trent'anni affanni e danni avendo esperti,
Dure ponture di roveti e mirti,
Gran soma in Roma di rancor sofferti,
Entrato in aspri scogli, urtato in sirti;
Scemo non mai di guai, di rei sconcerti,
Messi i capei canuti, irsuti, ed irti,
Calpestati sentieri austeri ed erti,
Frigidi fatti, e rigidi miei spirti;
Incontrati e provati affronti e torti
Da Neroni, Sinoni, e da Giugurti,
Assiduo stando, idolatrando in corti:
Nel mio pensier, parer vorrei ridurti,
De' cortegiani insani, e vivi e morti,
D'empi scempi gli essempi e i tempi addurti.