Raniero mio, dove da me volasti?
Come lasciarmi in orbità potesti?
Mentre t'unisti a l'assemblee celesti
Tu di me la miglior parte portasti.
Poi che da la mia vista t'involasti,
Egro di doglie e di pensier molesti,
Provo gli uomini irati e i cieli infesti,
Passo le notti infauste e i dì nefasti.
Da me partendo l'alma mi rapisti,
Languono i membri miei frali e scomposti,
E gli occhi abbasso lagrimosi e tristi.
Non fia giamai che da' lamenti io sosti,
Se in grembo a Dio, ove sper'io che assisti,
Non ti veda, oda, goda, e a te m'accosti.