Signor, che vincer sai domini e stati
In virtù di sentenze e di decreti,
E raffrenar con modi mansueti
Caparbietà degli avversari irati,
Meraviglia non è s'Eolo i suoi fiati
Aspira a' tuoi desir secondi e lieti,
E l'agitato Egeo tranquilla Teti,
Rompendo agli Scillei gli empi pirati.
Questi presagi son alti e graditi
Che il gran Nocchier degli Euri, Austri, Ostri e Noti
La navicella sua regger t'inviti.
Così Proteo, indovin de' fati ignoti,
Disperse in grido ai margoglini liti
Che regnaran sul Tebro i tuoi nepoti.