Porto gentil, io ti richiamo indarno
Con sospiri animati e pianto interno;
Spregia Sorrento omai, fuggi Salerno,
Abbandona il Sebeto, e lascia il Sarno.
Da che gli astri crudei mi ti involarno,
Mesto girò de la mia vita il perno,
A me la val di Tebro è val d'Averno,
Così lunge da te mi struggo e scarno.
Novo Giasone, affretta il tuo ritorno,
Eolo tranquilli il mar, plachi Volturno,
Prosperi il vento, e rassereni il giorno.
Approda al lido ove regnò Saturno,
Ove abitò Latino, al bel contorno
Ove Enea già rapì Lavinia a Turno.