Amor tiranno, quai Sanson ne arrapi,
Poi sotto il giogo tuo ne incurvi e crepi,
Né vuoi che alcun di noi si lagni o strepi,
Mentre il succo del cor ne succhian l'api.
Vorace arpia, per tue gioconde dapi
Le viscere ne svelli e ne sorrepi,
E tra le spine, tra' roveti e siepi
Ne incespi e intrespi, e ne scapigli i capi.
Altri in oscura carcere ne stipi,
Altri di speme e libertà ne spropi,
Altri ne fai di rea Medea mancipi.
Miseri più d'Enceladi e Ciclopi,
Tutti ne affoghi tra gli ondosi Euripi,
Nel mar de' nostri pianti, arsi piropi.