Quivi, Leporeo, sto tra vivi marmi:
Vissi e scrissi in licei, fuggii dagli ermi,
Ebbi in corte aspra sorte, e gli astri diermi
Servitù, schiavitù, senza risparmi.
Sospirai e cantai d'amori e d'armi;
Sempre d'amare tempre e membri infermi,
Sol versi tersi consolar potermi,
Inventor e cantor d'industri carmi.
Poso qui, sino al dì che udirò dirmi
Da Colui che da' bui regni può tormi:
“Vieni al ciel, mio fedel, a riverirmi”.
Allor fia l'alma mia che si trasformi
In quel Signor che può d'onor vestirmi,
E tra gli odei de' santi suoi ripormi.