O torme infauste d'Erebo e di Lete,
Eumenidi d'Averno, Arpie di Dite,
Febri voraci, a che turbar venite
Di Milla il dolce sonno e la quiete?
Vespe crudeli, il sangue suo suggete,
E gli ostri de le labra iscolorite,
E quei favi soavi inamarite
Col velen che al bel sen crude infondete.
Ove è il rossor de le vermiglie gote,
Pallide quai viole divenute
Quando Rovaio od Austro le percuote?
Ove il brio de' begli occhi e la virtute,
Che fare allegro ogni cor egro puote,
E nel guatar altrui recar salute?