Qual serran di mia man semino ed aro,
E non son losco, ma conosco il vero,
Paese da maese, e 'l rosso e 'l nero,
Il ferace, il fallace, e altrui l'imparo.
Carco di stabbio arrabbio col somaro,
Che va di qua, di là fuor di sentiero,
Perciò gl'insegno con legno di pero
La strada ov'egli vada dritto e paro.
Ne la vigna benigna io getto in giro
Al vitame il letame, almo ristoro,
Ond'io del frutto lor tutto respiro.
Ma ormai son vecchio, mi impetecchio e moro,
Cinquant'anni d'affanni il giogo tiro,
E porto soma in Roma, e son senz'oro.