Su la chioma di Roma il dio primario
Folgorò, fulminò con dardo eterio
Del Campidoglio il soglio a vituperio
De' prischi dei, statue, e trofei di Mario.
Così giusto colpì senza divario,
Col simolacro sacro de l'imperio,
L'un de' lattanti infanti, alto misterio,
Degno d'aureo disegno in marmo pario:
Del parto spurio augurio, influsso sirio
Di Remo, che l'estremo e perentorio
Soffrir dovea di morte rea martirio.
Quindi sul muro duro divisorio
Romolo a lui fé tumolo porfirio,
Non di dulia, d'ipocrisia mortorio.