Non so che scorgo in te che m'arta odiarti,
Che m'abbarlumi co' tuoi lumi aperti,
Perciò m'arrosso, né posso vederti,
Né riverirti, udirti, o favellarti.
Pur sei galante, e tante hai doti e parti
Che vanno stolti molti per tuoi merti,
E spendon doppie a coppie per goderti,
E bizzarre ti fan zimarre i sarti.
Dispàri i genî son, vari gli spirti:
Simpatie, fantasie, contrarie sorti
Ch'io non potrei, né le saprei ridirti.
Par che altrove il desio natio mi porti
Da te che m'ami e meco brami unirti,
Né teco ho senso, e dai l'incenso ai morti.