Io son marcio scatarcio in guisa tale
Che il fegato ho tutt'arso, e sparso il fiele,
Ed asmo e spasmo d'etica crudele,
E dentro il centro sento uno spedale.
Per me cosa, né dosa ha lo speziale,
Giacinto, terebinto, o cannamele,
Che già son prese e accese le candele
Per il mio mesto e presto funerale.
Per me suona Elicona il campanile;
Ma de' miei guai né mò, né mai si duole
Cotesta rompitesta, empia Erifìle,
Né mi val trisuonar, né stampar fole,
Che s'io muoio, del mio cuoio gentile
Farsi coturni ai piedi eburni vuole.