Senza un resto digiun di quando in quando,
E cenci e specchi e ferravecchi vendo,
E carlini e quattrini non avendo,
Lemosina e Mnemosina dimando.
Per dama che mi affama vo accattando,
E per suo prò quant'ho per me non spendo,
Che del mio mal mortal si sta ridendo,
Mentre peno per lei, non ceno o prando.
Stommi in farsetto spagnoletto lindo,
Né valmi a rollo esser d'Apollo il biondo,
Né laureato e coronato in Pindo,
Ché le castagne di montagne io mondo,
E Malvagìa dell'osteria non brindo,
Né d'animelle di vitelle abondo.