O Momo pover'uomo, e non t'avvedi
Che non mangi e ti frangi e ti trucidi,
E di tua vita il fil sottil recidi
Per arricchir e far gioir gli eredi?
Non puoi per non mangiar più star in piedi,
E notte e dì così t'angi e conquidi,
E 'l tesor è il tuo cor, di Dio diffidi,
Né a te medesmo, né al battesmo credi.
Ai contratti malfatti attendi e frodi,
E t'affanni e ti scanni, angosci e sudi
Per acquisti tuoi tristi in mille modi.
Le centinaia e migliaia di scudi
Lasciarai con gran guai, se non li godi,
Ché nasciamo e moriamo ignudi e crudi.