Tu, che del bene altrui t'angi e t'irasci,
E de l'umanità dal termin esci,
Mentre ti avanzan altri, e tu decresci,
E d'interna agonia ti struggi e sfasci;
Non mai lagnar o sospirar tralasci,
Ma di cordoglio a te medesmo incresci,
Nell'altrui gioie il pianto amaro mesci,
E di livor e di rancor ti pasci.
Con le lusinghe più t'inviperisci,
Nelle d'altrui prosperità strangosci,
E nel malor di tisichia marcisci.
Occhi hai sanguigni, maliardi e rosci,
Qual lupo guati, e nel guatar ferisci,
Né fede o legge od amistà conosci.