Un poeta di metro, e tetro ingegno
Verseggiar vuol con penna sol di cigno,
Dispregiator del buon cantor peligno
E d'ogn'altro più scaltro eroico ingegno.
Però merta coperta de condegno
E laurea di centaurea e di crispigno,
E da un capietto stretto di Foligno
Essere appeso e steso in trino legno.
Mi disdico e ridico, e mi vergogno
Che l'armi e i carmi a difensarmi impugno,
Né a lui, né a' danni altrui mai non agogno.
Ma tu, Clio, bene mio, donagli un pugno,
Poiché ha necessità, non che bisogno,
Che gli si dia la poesia nel grugno.