S'io stillassi soavi i favi mielici
Dai buccari de' zuccari brasilici,
Non avrei tanti rei nemici astilici,
Di qua, di là, che balzan per le selici.
Questi angui son de' sangui miei famelici,
Ondeché per mercé de' morsi stilici,
Presi tra' nodi miei sodi dattilici,
Li sfibri sopra i libri aristotelici.
Sento il tormento degli angori angolici
E li spuntoni de' tromboni aculici,
Che mi suggono e struggono diabolici.
E più gagliardi de' pardi getulici,
Danmi aspri danni, e fanmi affanni colici
Di notte e giorno d'ogn'intorno i pulici.