Milla fanciulla vidi in culla, e amaila
A meraviglia, e in figlia riceveila,
E fin d'allora ampla signora feila,
Del mio podere e avere impossessaila.
Or ch'è adulta, m'insulta; io che adoraila
Come che bella, fella non credeila,
Ma se l'amai oggidì mai perdeila,
E quasi rea Medea diseredaila.
Non la seguirò, no, qual pria seguiila,
Né men de' gusti giusti fia che ingioila,
Ché, oimè, senza mercé, troppo serviila.
Questa infedel, crudel merta che ingoila
Averno dentro il centro, overo inviila
A la palude Stige, e strige annoila.