Idolatra d'Amore aspe non placo,
E a precipizio vo seguendo un cieco,
Ad ingrata servendo i giorni spreco
Che non mi diede di mercede un vaco.
Mentre di gelosia mi punge l'aco,
Sdegno ed Amor per me contendon seco,
Et ai lamenti miei risponde l'eco,
In lagrimoso suon da l'antro opaco.
Con una treccia d'oro il core implico,
E per gridar pietà rimango fioco,
Provo sorde le stelle e 'l ciel nemico.
Agli altri giovo, a me medesmo nuoco,
Caro stimo l'ardor, dolce l'intrico,
Lagrime spargo, e più raccendo il foco.