O tu che carmi da Biarmi scandi,
E in prosodia di poesia pretendi,
E i grevi e lievi accenti non intendi,
Né i piè spondei, trochei, piccioli o grandi;
Tu che gran boria e vanagloria spandi,
Ti gonfi e sbranci, e grossi granci prendi,
E le Muse hai confuse, e Febo offendi,
E di laurea centaurea t'inghirlandi.
Tu d'epigrammi e d'anagrammi lindi
Fai lo maestro destro, e stampi e sfiondi
Versi cotanti erranti, in quinci e in quindi.
E fai leporeambi giambi e tondi
Con cui l'orecchie altrui spacchi e rescindi,
E con entosiasmo il biasmo grondi.