Così mia sorte ria mi calca e sbassa,
E mi mette in manette ed in soppressa,
Ch'io scrivo al banco, e vivo con la messa,
Né vesto lana ispana, o felpa bassa.
Il mio bevere è il Tevere, che passa,
Di qua, di là, per la città mal messa
Per me, che ognor mi diè broda e vinessa,
E pagnotte mal cotte alla ganassa.
Ho un astro di disastro, e stella fissa
Che mi mira con ira e rompe l'ossa,
E con la Luna e con Fortuna ho rissa.
Non servo più, non ho virtù che possa
Servir e non gradir chi mi sobbissa,
Ch'al sossiego è un don Diego, e gli occhi ingrossa.