Dio mi guardi dai dardi d'avversari,
Che il seno han pieno d'odi e vituperi,
Di finte lodi, frodi, ed improperi,
Corteggiani inumani sedentari.
Non vo' più servitù, parti o salari
Da prelati o crociati o grandi esperî,
Ma dire messe spesse ai cemeteri,
Di settesmi, trentesmi, e anniversari.
E quindi è, per mia fé, che non m'imbori
A soffrir soma in Roma, e mi discurî,
Né di favor di gran signor mi glori.
Non val che il ciel crudel chiami, e l'ingiuri,
Ma pria che morte in corte mi discorî,
Ritorni egro di scorni a' miei tuguri.