La corte è Alcina, over Gabrina maga,
Più crudel e infedel di Circe strega,
Ché con catene della spene lega
Il corteggiano vano, anzi l'ammaga.
Del suo servir con gran martir lo paga,
E 'l cor ognor con gran rancor gli sega,
E non gli ha mai pietà, ma gli dà bega,
Né lagrimar o sospirar suffraga.
Non mai di lai, d'acerbi guai lo sbriga,
Ma con fole e parole gli proròga
La schiavitù, e più e più l'imbriga.
E dalla fretta e stretta che lo affoga,
Mentre egli ascende e scende dalla biga,
Scuce il mantello, oimè, sdruce la toga.