Tu, che usasti trattar le marre e i rastri,
Rustico abitator di gioghi alpestri,
Ruvido più de' Satiri silvestri,
Nato a capre guidar, verri e porcastri,
Meraviglia non è se non t'ammastri
E da zoticità non ti sequestri,
Né a favellare e a conversar t'addestri,
Ma dal sentier politico disastri.
Son dell'organo tuo falsi i registri,
Poiché in gesti, in parole e in volto mostri
Rozzi costumi a civiltà sinistri.
Mentre assisti alle curie e monti i rostri,
S'arrossano apo te saggi ministri,
Ché le assemblee deturpi, e oscuri gli ostri.