>Milla, che pensi tu? Non più; t'ammali,
E indarno piangi e t'angi e ti quereli:
Lascia pensare a rimenare i cieli
Le medesme quaresme e i carnovali.
Ci affanniam, ci uccidiam da noi mortali,
Nascon dai mesti sangui angui crudeli,
Che ne mangiano il cor, cangiano i peli,
Cagion di febri e di funèbri mali.
Vivi allegra e non egra, e fa' che fili
La tua sirocchia la conocchia, e ispuoli
Le camice e terlice per mantili.
Tu con le calde cialde e ' mostaccioli
Scendi in cantina, e spina li barili,
Ché debiti non hai, né fai figlioli.