Un uomo ch'io non nomo, empio Cafareo,
Ignorantello di cervello aereo,
Un poeta di creta, un can cerbereo,
Un pelachiù di Belzebù tartareo,
Un vespon galavron, estro tenareo,
Mi sugge e strugge in polvere cenereo,
E vuolmi morto a torto, senza cereo,
Ch'odia la mia salmodia e stil nettareo.
Io però l'alzo, e sbalzo in mar corcireo,
E lo martoro con tortoro arboreo,
Lo frusto, lo raggiusto, e 'l fo zopireo;
Ch'io vivo e scrivo, ancor nonno nestoreo,
E qual si sia in poesia safireo
Non la può, signor no, con don Leporeo.