Qual delle Furie d'Erebo ti prese,
E di stigio licor l'alma t'intrise,
Che vai cantando in così strane guise
Onde ne restan gli antri e l'aure offese?
Quel dì che per disgrazia Orfeo t'intese,
Vinto dal tedio a sbadigliar si mise;
Talia lo tolse in burla e se ne rise,
Ma Tersicòre d'ira il volto accese.
Con Poliinnia Urania si nascose,
Calliope ti schernì, Clio ti deluse,
E gridò Euterpe: “Oh che sciapite cose!”.
L'udito con le dita Eràto chiuse,
Melpomene le mani al volto oppose;
“Quètati”, disse Apollo, e ti confuse.