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1460–1538

Lepido. Egloga quarta

Luca Valenziano

O lieti abitatori in campo florido, pastor correti alla mia lira placida. Vedreti oggi fermarsi el fiume liquido e le fere scordar gli amati pabuli,

ché, poi ch'io venne dalle fasce a piangere, non corse mai col sol giorno sì candido. Iubila omai di me, mio gregge candido, e tuo pasto sarà sol verde e florido.

Vedi ch'io cesso dal molesto piangere; poi che Fili di sé mi fu ben placida gustato ha el tuo pastor nectarei pabuli, che per tanti sospir quasi era liquido.

Naiade, uscite d'ogni fonte liquido, e con voi le Napee dal petto candido, verde Nereide, fuor de' salsi pabuli venite al mio triunfo altiero e florido,

e per me in giro una sestina placida direti, a vendicar l'antico piangere. E voi, pietosi ucei che usasti a piangere per tenereza del mio pianto liquido,

ora vi annunzio la novella placida, che 'l tempo oscuro è diventato candido: non sopra stecchi più, ma sempre in florido ite cantando ai desiati pabuli.

So che 'l mio faggio deliciosi pabuli parturirà, poi che finito è il piangere. L'orrido rusco fia soave e florido; la dura querze suderà mèl liquido;

nascerà in ogni vico el lilio candido, l'assirio ammomo, e la viola placida. Prima adunque vedrai benigna e placida la tigre, e i sassi degli armenti pabuli,

negro el ligustro et il vacinio candido, e porre fine Filomena al piangere, arido el mar, e l'adamante liquido, che Lepido obliar quel viso florido.

Non fu in florido mai canzon sì placida presso al liquido fiume in questi pabuli senza piangere udita dal ciel candido.

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