Udito ho il suon de la tua nobil cetra
e il tuo bel canto, che mi par divino,
ond'io pensai che l'altro Serafino
uscito fosse de la tomba tetra.
Oh che soavità da te s'impetra,
qual non si sente per miglior destino!
Tu scendesti dal ciel per quel camino
onde Orfeo venne a risvegliar la petra.
Non è sì duro cor, né sì inumano,
che non si pieghi per dolcezza al canto
de la tua lingua, e al suon de la tua mano.
Ma pur, Serafin mio, ben ch'abbi il vanto
di rallegrar ciascun per doglia insano,
or vinto resti dal mio eterno pianto.