Felice plectro, aventurata lira
de chi, cantando perché meglio piaccia,
vede la dolce amica a·ffaccia a·ffaccia
che gli dà orecchia, e nella fronte il mira.
Costui piangendo fa ch'ella sospira
mentre ode la ragion che la minaccia,
e nel primo furor tutta s'aggiaccia
se dal concento superata è l'ira.
Onde poi lieta al suo fidel si volta
la donna, che del canto e de la cetra
assai l'exalta, e non pur una volta.
Ma el mio cantar tal grazia non m'impetra,
ch'io chiamo da lontan chi non m'ascolta,
solo su un tronco, o su la sorda petra.