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1460–1538

29

Luca Valenziano

Fresco, dolce, gentil, lucido fiume, formose piagge, colorita valle, alte rive, antri foschi, ameni prati, e voi, succinte e faretrate ninfe,

datte udienzia alle dolenti rime cangiate dal mio primo allegro canto. Rotta è la cetra, disviato è il canto, poiché 'l suave mormorar del fiume

più non s'accorda con queste aspre rime. Fere crudel fan rimbombar la valle ove suolean cantar tenere ninfe ghirlandate de fior dintorno ai prati.

Non fûr già mai sì verdeggianti i prati, né sì lascivi gli ucelletti al canto, né su tai colli sì leggiadre ninfe, né tra duoe rive sì purgato fiume,

né di fioretti sì smaltata valle, como al bon tempo de mie dolci rime. Posto ho silenzio alle più ornate rime che mai per alcun tempo udisser prati;

e ne sia sempre testimon la valle di quel sì lieto et amoroso canto che tante volte ha ritardato el fiume per ascoltarme, e le pietose ninfe.

Io vidi meco sospirar le ninfe al partir di colei, che senza rime mi trae dagli occhi un più veloce fiume che l'erbe bagna, e fa fiorir gli prati:

onde io vorrei senza l'usato canto presto aver fine in questa chiusa valle. Vale tu, dunque, o tanto amica valle, valete, poggi, e venerande ninfe,

e vale tu, che m'interrompi el canto nel tempo che dovean fiorir le rime. Or son come l'ucello in questi prati chi muor cantando su 'l Meandro fiume.

Ma se inanzi al mio fin ritorni al fiume a serenar la nubbilosa vale del mio cor vago in dilettosi prati, ancor teco vedrò danzar le ninfe,

e a me fia forza ingeminar le rime con novo stil de più suave canto. Dolce, sereno e inusitato canto asciugarà quel lacrimoso fiume

che mi fa sospirar con stranie rime. Nectare e melle sudarà la valle, e per virtù de le vittrici ninfe ogni mostro uscirà fuor de' bei prati.

A te verrano per gli verdi prati forse già alzate con la speme al canto a coronarte di bei fior le ninfe, e mentre ignude in mezo al chiaro fiume

laveran te, la fortunata valle risuonerà tanta bellezza in rime. Se mai fia che al suon de le mie rime torni madonna a riveder gli prati

di questa solitaria e mesta valle, allor dirò: – Sia benedetto el canto di quella che mi prese a·rriva el fiume quando Amor suole intenerir le ninfe. –

Fauno più volte, el buon Silvano, e ninfe preditto m'han che con più culte rime sì largamente di pietate un fiume correr farò, ch'ai sitibondi prati

extinta fia la sete, e il nostro canto più che mai dolce sentirà la valle. Che fia non so, ma dentro a l'onde in valle vorrei sepulcro alfin da le mie ninfe

per guidardon del primo altiero canto, ove sia scritto, e poi cantato in rime: – Questo irrequieto in gli amorosi prati volse per tomba irrequïeto fiume. –

Liquido fiume, e tu pomposa valle, floridi prati, e amorosette ninfe, non vi scordate le mie rime e 'l canto.

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