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1460–1538

17

Luca Valenziano

Qualunque nuovo e leggiadretto fiore a primavera, sotto miglior cielo, vago si mostra sopra i verdi rami, quando poi rende il disiato frutto

ei mòre, e perde il bel colore, e 'l nome, n'altro lascia di sé nel fiero parto. Ma questo più benigno e lieto parto, servando il pregio del materno fiore,

ch'agli altri toglie di bellezza il nome, dato ha per grazia del pietoso Cielo di bella pianta l'aspettato frutto senza danno del tronco, e di bei rami.

D'altri sì verdi e sì pomposi rami non vidi mai sì aventuroso parto e ben s'aguaglia a la speranza il frutto di quel caro celeste et almo fiore,

di cui si canta e si fa festa in Cielo, chiamando e richiamando il suo bel nome. Ninfe di boschi onde prendeste il nome, la culla ornate de frondosi rami,

de' quai nobil odor si sparga in cielo. E per memoria del felice parto oggi canti ciascun: – Beato il fiore che sì bello produsse il primo frutto –.

Or, se mai fia che l'amoroso frutto, per lasciar di costei più dolce nome, la speme adempi che dal primo fiore al cor mi nacque su fioriti rami,

allor dirò che in terra un simil parto non fu visto d'Amor già mai, né in Cielo. Ella dovrìa, per conformarsi al Cielo, che senza duol concesse un sì bel frutto

pietosamente al suo novello parto, con quel favor ch'ha di pietate il nome alzarmi sopra i verdeggianti rami de la pianta che mai non perde il fiore.

Se quel fiore immortal degno del Cielo mi darà da' suoi rami il caro frutto, beato il nome di sì amico parto.

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