O mia soave cetra, fammi sentir quel suono che più conviensi a chi è lassù beato: oggi dal Cielo impetra
Vespasïan tal dono che meglio non si spera in questo stato, poi che li posi a lato quella, de ch'io mi vanto.
Maravigliosa gioia vince sospiri e noia, né già mai cederà tal riso al pianto, ond'io cantando godo
di questo sì felice e caro nodo. Sorelle in Ciel gradite, Aglaia et Eufrosina, e Talia, quai grazie il mondo appella,
venite al ballo unite meco, ché Ciscarina degna è che giunga a voi quarta sorella. Saggia, leggiadra e bella
quanto può darne il Cielo, per cui conosce il mondo quel ch'è fra noi giocondo, e già spogliando lei del bianco velo
voi la bagnaste al fonte, quando qual Vener si scoperse in fronte. Pure Driade, e sante ninfe del bosco sacro,
oggi non siate di bei rami avare; così già mai le piante Erisiton, quel macro, vostre non tronchi, che vi son più care.
Or ghirlandette rare tesso con nuova foggia: però, dolci Napee, con l'altre semidee
di fior spargete un'amorosa pioggia, e per più largo onore fate che Giove in Ciel senta l'odore. Odi, felice coppia,
come ogni vago augello dolcemente cantando i colli desta. E amenità raddoppia il monte, ch'or più bello
di verde erbetta si fa lieta vesta; ogni selvaggio ha festa che 'n voi dolcezza prende; il bel vicino fiume
con leggiadro costume d'un più dolce liquor gonfiato scende, e in questi lieti chiostri altro non s'ode che i bei nomi vostri.
Alma, diletta sposa, come il tuo viso chiaro disïoso timor sì presto adombra? Non star sì lagrimosa,
che diman ti fia caro colui ch'or di paura il cor t'ingombra. Godi la felice ombra di sì beata notte,
ché presto sarai madre con quel novello padre, né mai vi fien d'amor le leggi rotte, ch'i cieli, a voi non sordi,
lungamente vi fan lieti e concordi. Canzon, fa' che per te questo si dica: là dove Invidia tace Vespasïan con Ciscarina giace.
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