Skip to content
1505–1574

XXXVI (40)

Luca Contile

O voglia acerba dispietata e dura, quando l'umana vista odia la luce ed a bramar mai sempre si conduce il corpo, degli spirti sepoltura.

Onde vien tal error che rubba e fura l'eterna pace? E chi n'è scorta e duce? E chi tanta miseria in noi produce? Nasce da l'uomo, o forse il ciel n'ha cura?

Il dubbio orrendo dentro al petto volgo, or dico: è l'uomo; or dico: in ciel si tesse del corpo e de lo spirto il fine estremo. Ma quando l'occhio al sommo ben rivolgo,

che 'l vero fine a' nostri cuori impresse, me stesso incolpo e di me stesso temo.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XXXVI (40) · Luca Contile · Poetry Cove