Palla, gli accenti che nel petto informi
poi con la voce e con la lira spandi,
fan ch'io per maraviglia al cor comandi
che dal tuo quel del cielo in sé riformi.
Io sento alor sì dolcemente sciormi
dal nodo de' miei sensi aspri e nefandi
e girar sopra i cieli alteri e grandi,
che piango poi, se da lor veggio tormi.
Ah, se perseverasse tanta grazia,
o che sapesse l'intelletto ardente
fare a l'eterno suono, eterna orecchia,
sarei fuor de la morte che mi strazia;
ma tanto ben non merto, sì sovente
l'alma torna a l'errore ov'ella è vecchia.