se stupisci e ammiri
le mie tante fatighe, i miei sudori,
non creder ch'a la robba e ch'agli onori
alcuno stolto pensier mi sproni e tiri.
Non più di cibo tal pasco i desiri
né più di vanità sento gli ardori,
che del mio petto sono usciti fuori
al fervor de' celesti miei sospiri.
Già son più giorni che mi trasse e mesi
da la via torta al sentier buono e dritto
quel che saluta i suoi con dura sferza.
Così gli piaccia mantenermi accesi
gli spirti, fin a l'ultimo conflitto,
il cui terrore a vigilar mi sferza.