Vista, che nelle tenebre t'inveschi
per un vano splendor, per un baleno,
per una vil scintilla anzi assai meno
del poco sfavillar che d'un sasso eschi,
vista, che l'alma vaneggiando adeschi
e la nodrisci di dolce veleno,
e via la tolli dal suo bel sereno,
di te, quanto di lei fa ch'or t'increschi.
Perché tu sai ch'a paragon del pianto
che stillando da te le guance aggiela,
poco è 'l piacer, né senza doglia il senti.
Meglio adunqua ti fia lasciar da canto
l'oggetto d'un bel vano, ove si cela
la cagion del mio mal, de' miei lamenti.