Se 'l parlar saggio tuo spesso non odo,
accostumato Celsi, onde tu pensi
ch'adormentati del mio corpo i sensi
mi passi 'l cor qualch'amoroso chiodo,
sappi che dentro non mi doglio o rodo,
perché del senso abbi io gli spirti accensi,
o perché la fortuna non dispensi
col cielo insieme i frutti a nostro modo.
So che Iddio tiene in man gli spirti nostri,
le stelle, i corpi, e solo io mi dispero
ch'indarno s'affatighi il mondo stolto.
Poscia s'avien che lieto io mi ti mostri,
credimi, se si de' credere al vero,
che 'l bramar poco mi diletta molto.