Skip to content
1505–1574

LXXII (77)

Luca Contile

O quante ingorde spemi il tempo inganna, o quanto è cieco il desiar terreno, o quante fraudi c'hanno oppresso il seno, o che nebbia d'error gli occhi ci appanna,

o quanto indarno il miser uom s'affanna, o quanto è l'oprar suo mortal veleno, o come cieco fugge il ciel sereno e se medesmo a morte si condanna.

più da quel sommo bene ei non depende, fatto è tenebre ed ombra, errore e morte, eterna privazion, miseria vera. Deh, si rivolga a quel che l'esser rende,

guida le stelle, ha fra le man la sorte, e torna in vita chi in lui guarda e spera.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
LXXII (77) · Luca Contile · Poetry Cove