O quante ingorde spemi il tempo inganna,
o quanto è cieco il desiar terreno,
o quante fraudi c'hanno oppresso il seno,
o che nebbia d'error gli occhi ci appanna,
o quanto indarno il miser uom s'affanna,
o quanto è l'oprar suo mortal veleno,
o come cieco fugge il ciel sereno
e se medesmo a morte si condanna.
più da quel sommo bene ei non depende,
fatto è tenebre ed ombra, errore e morte,
eterna privazion, miseria vera.
Deh, si rivolga a quel che l'esser rende,
guida le stelle, ha fra le man la sorte,
e torna in vita chi in lui guarda e spera.