Skip to content
1505–1574

CXXXVIII

Luca Contile

Nel gran giardin ciascun mira la rosa or di puro colore or d'un bel vago spargendo l'odor suo d'intorno al verde ed a l'aer lucente e fra le spine.

Tenera nasce a lo spuntar del sole e fresca e bella nel più nuovo giorno. Dal fresco eoo fin a l'alto giorno verginella verdeggia umida rosa,

e prima ch'a declinar comenci il sole, ride piena d'odor, colma di vago, e fa poi l'altere sue gelose spine guardia del dolce odor, del grato verde.

Gode la vista umana intorno al verde e celebra ed onora il caro giorno che sì bel culto pone entro le spine, e fa sentir de la vezzosa rosa

l'odore, e scuopre il dilettevol vago, che gli occhi al mondo pasce e i raggi al sole. Ma quando manca il mezo corso al sole, l'odor si parte e si scolora il verde

e s'annebbia a le viste il dolce vago, col sol passando in occidente il giorno. Quindi al presto languir de l'alma rosa vedove afflitte restano le spine.

Altro non vede poi ch'aride spine la vista, quando il dì torna pel sole. Mira ella intenta per la tolta rosa per lo sparito odor, pel secco verde.

E s'appar qualche luce a l'altro giorno, senza la rosa non s'accosta al vago. Caduca rosa, subbito col vago fuggi e lasci di te tribuli e spine,

col breve corso di sì lieto giorno, e col veloce e distemprato sole. Misera età di sì fugace verde, ecco 'l tempo tornar senza la rosa.

Langue la rosa, restano le spine, il giorno vola, si disecca il verde, si perde il vago al coricar del sole.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
CXXXVIII · Luca Contile · Poetry Cove