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1505–1574

CXXXVI

Luca Contile

Non ha tante orme ogni battuta strada o quando scende pioggia o ferve caldo, né fa tante faville e tanti vampi Vulcano o batta 'l ferro o soffi al fuoco,

né falce sega mai tant'erba verde quanti lacciuoli al cor mi tende il senso. E dal dì ch'io fui soggiogato al senso finor non seppi ritrovar la strada

che mi guidasse al sempiterno verde. Anzi, impedito da cocente caldo ch'esce da fiero e maladetto fuoco, seguo di cieca vita i tristi vampi.

Drizzo la vista ver gli accesi vampi, di vanitate nodrita nel senso, d'ingiustissimo amor, di mortal fuoco, fuoco che serra al casto amor la strada

e mi sospinge con soverchio caldo verso l'aer crudel de l'empio verde. Io mi consumo in questo falso verde che mi promette farmi grati i vampi

del desir folle e de l'iniquo caldo. Colpa di questo ingrato e fragil senso ch'agevola ed allarga l'empia strada per più mio danno a sì mordace fuoco.

Sempre acceso rimango in sì rio fuoco mercè del tristo ed infocato verde: ecco per questa rovinosa strada ch'io vado, accompagnato da quei vampi

importuni a lo spirto, amico al senso onde freddo riman l'onesto caldo. Iddio può sol raccendermi del caldo spento in me quasi col suo dolce fuoco,

col qual puommi levar dal mortal senso e tormi il cor da sì fallace verde. Ed è tempo oggimai che de' suoi vampi allumi il resto de mia corta strada.

Or io bramo altra strada e altro caldo, altri vampi d'amore e altro fuoco e ch'in celeste verde muora il senso.

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