Questa amara dolcezza che ne tira
fuora de la tua mandria, ne fa servi
questi spirti, quest'ossa, questi nervi
a la superbia, a la lussuria, a l'ira.
Quest'amaro piacer ch'in noi rispira,
ci soggioga a' desiri aspri e protervi,
e non è chi di lor tua legge osservi
e sol la mente in sé trista sospira.
Pur d'umano piacere anch'ella carca
s'accorge del suo mal, né piglia schermo,
sperando in altri tempi far ritorno.
Ond'a suo danno il tempo passa e varca,
ma tu, signore, al suo consiglio infermo,
illustra omai di sua salute il giorno.