«Io son suta consigliata da te in modo, madre mia, ch'io non credo alcuna sia, più di me, lieta o beata.
Ieri un giovane gentile mi si offerse innanzi al viso con un atto dolce e umìle. Cominciommi a guatar fiso;
femmi un certo ghigno o riso, che dicea, sanza dir nulla: "Più di me t'amo, fanciulla!". Presto m'ebbe innamorata.
Destramente per la mano poi mi prese accortamente, che nessun, presso o lontano, non se ne avvide niente;
la mia man, che la sua sente, presto quella strinse e prese, fece in modo, che palese non fu alcun della brigata.
E' mi messe un piè in sul mio, sì che impolverò la cotta; poi mi disse aver disio di parlar meco a cert'otta,
soli al buio e non in frotta; io da prima non lo intesi, poi pe' suoi cenni compresi, e rimbeccai la ballata.
Disse mi volea parlare di tal cose, ch'arei caro: com'io lo stetti âscoltare, non pote' far più riparo;
e risposi tutto chiaro: "Trar ti vo' di questa noia; io non vo' che per me muoia; ecco io sono apparecchiata!".
Onde che stanotte venne per un luogo molto strano; s'egli avessi avuto penne, era troppo a venir sano;
e ne venne a me pian piano, dove io ero in sul mio letto. S'io dicessi il gran diletto, so da te sare' invidiata.
Tanto ci stemmo a quel modo, che alfin fu contento e sazio; mentre lo racconto, io godo; pur mi parve un brieve spazio.
Madre mia, io ti ringrazio del ricordo che mi desti, perché mai cosa facesti, che a me fussi più grata».
Donne mie, pigliate esemplo da costei, che seppe fare: ché, se 'l vero ben contemplo, chi può far non de' tardare;
perché spesso l'indugiare fa scoprir cose secrete: fate, mentre che potete, ch'altri poi non è lasciata.
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