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1449–1492

XXIX

Lorenzo de' Medici

Donne e fanciulle, io mi fo coscienza d'ogni mio fallo, e vo' far penitenza. Io mi confesso a voi primieramente ch'io sono stato al piacer negligente,

e molte cose ho lasciato pendente: di questo prima io mi fo coscienza. Io avea lungo tempo disiato a una gentil donna aver parlato;

poi in sua presenzia fui ammutolato: di questo ancora io mi fo coscienza. Già in un altro loco mi trovai, e un bel tratto per viltà lasciai;

e non ritornò poi quel tratto mai: di questo ancora io mi fo coscienza. Ah, quante volte me ne son pentito! Presi una volta un più tristo partito,

ch'io pagai innanzi e poi non fui servito: di questo ancora io mi fo coscienza. Io mi ricordo ancor d'altri peccati, ché per ir drieto a parole di frati

molti dolci piaceri ho già lasciati: di questo ancora io mi fo coscienza. Dolgomi ancor ch'io non ho conosciuto la giovinezza e 'l buon tempo ch'i' ho avuto

se non or, quando gli è in tutto perduto: di questo ancora io mi fo coscienza. Dico «mia colpa», e ho molto dolore di viltà, negligenzia e d'ogni errore;

ricordi o non ricordi, innanzi A4more generalmente io mi fo coscienza. E priego tutte voi che riguardiate che simili peccati non facciate,

acciò che vecchie non ve ne pentiate, e invan poi ne facciate coscienza.

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