Quante volte per mia troppa speranza, da poi che fui sotto il giogo d'Amore, bagnato ho il petto mio d'amari pianti! E quante volte, pur sperando pace
da' santi lumi ho desiato vita, e per men mal dipoi chiamato ho morte! Ed or ridotto son che, se già morte non viene, non ho al mondo altra speranza,
tanto è infelice e misera mia vita. Dunque son queste le promesse, Amore? dunque quest'è la desiata pace? Se chiamar si dee pace i tristi pianti!
Chi spera sotto Amor altro che pianti o vita, la qual sia men ria che morte, o gustar mai un'ora sol di pace, quel vive invano e in fallace speranza:
perché non prima altri è servo d'Amore che mille morti il giorno essere in vita. Fu un tempo tranquilla la mia vita; ma non si può saper che cos'è pianti,
se prima altri non è servo d'Amore, né si conosce il viver sanza morte o quanto è vana ogni umana speranza, né fia contento omai chi desia pace.
Chi uman vivere disse, tolse pace in tutto della nostra mortal vita, e, d'ogni mal cagion, lasciò Speranza. Questa fa sofferire i tristi pianti,
ad altri comportar fa mille morte, e, quel ch'è peggio, il fa servo d'Amore. Non nasce prima in gentil core Amore, che s'aggiugne al desio lo sperar pace,
il qual pria non diparte che con morte: non dico del morir che si fa in vita, ma di quel di che fanno i mortal' pianti, ch'è di vita miglior ferma speranza.
Io, che speranza aver propizio Amore non ho, ma stare in pianti e sanza pace, aspetterò per miglior vita morte.
Cookies on Poetry Cove