Da mille parti mi saetta Amore, accompagnato da crudel Fortuna, onde in una ora sento mille morte, e mille volte surge l'afflitt'alma,
la qual, tirata da un vano disio vive e muor come piace a chi la regge. Ma, s'egli avvien talor che chi la regge non si disdegni ad ubbidire Amore,
e governar si lasci dal disio, allor con prosper vento vien Fortuna, e se s'allegra alquanto la trista alma, è poi cagion d'assai più dura morte.
Così più il viver piace, quando Morte talor minaccia; pur Speranza regge ne' duri casi sempre intera l'alma. Questa tenuto m'ha servo d'Amore,
né mai, benché stil cangi ria Fortuna, cangia' per pene o cangerò disio. Pria che si muti il mio fermo disio, frigide lascerà mie membra morte;
né potrà tanto far crudel Fortuna, che sempre non mi regga chi mi regge; chi può però da quel che piace a Amore levare il suo pensiero o mutar l'alma?
Dunque invan merto aspetta la trista alma, forzata a far del suo altrui disio; ma benché sciolto mi lasciassi Amore e 'l fragil corpo mancassi di morte,
quella che 'l mondo onora e che me regge seguirò sempre, o in buona o in ria fortuna. Né mai potrassi gloriar Fortuna, che possi far cangiar sua voglia all'alma:
ché quel che 'l cielo, e 'l mondo e Pluto regge libero dienne e sciolto ogni disio. Tu mi puoi ben qualch'anno affrettar morte, ma non disciôrmi onde mi legò Amore.
Non mi sciôrrà da Amor già mai Fortuna, né mai per morte cangerassi l'alma, se dopo lei il disio per sé si regge.
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